Febbraio 20, 2019

I valori dell’Umbria

Panorama di Perugia nella zona di MonteluceI valori dell’Umbria come risposta alla crisi del mondo contemporaneo 

II territorio dell’Umbria ha una forte matrice spirituale sia religiosa che laica. La prima è sicuramente più conosciuta, non dimentichiamo che la nostra regione rispetto alle altre, ha il maggior numero di Santi rispetto agli abitanti. I più famosi sono San Francesco patrono d’Italia a San Benedetto da Norcia patrono d’Europa, ma anche Santa Rita e Sant’Ercolano (soprattutto quest’ultimo per i perugini) sono molto conosciuti e amati. Anche la tradizione spirituale laica è molto importante, pensiamo ai Templari che nel periodo che va dal 1100 al 1300, furono un ponte fra Oriente ed Occidente, o al ruolo delle corporazioni medievali e delle confraternite, come forma di religiosità civile. Negli ultimi due secoli ricordiamo le società di mutuo soccorso e il ruolo progressista che qui da noi ha svolto la Massoneria nelle città più importanti durante il Risorgimento e la Resistenza. Il XX secolo è caratterizzato da due grandi pensatori Pietro Ubaldi, Aldo Capitini. Il primo autore della straordinaria opera “La Grande Sintesi”, un inno all’amore universale. Nel 1939 fu candidato al Nobel e solo all’ultimo gli fu preferito Sartre, questo illustre folignate fu molto apprezzato anche da Einstein ed Enrico Fermi. Il secondo, ribattezzato il Gandhi italiano per il suo impegno pacifista. Autentico intellettuale organico fu: filosofo, politico, poeta, educatore, quest’anno è stato il cinquantenario della sua morte. Capitini è stato ed è molto amato dai suoi concittadini soprattutto per la coerenza dimostrata fra quello che diceva e la sua pratica quotidiana. Era una persona credibile, qualità oramai molto rara.

Sarebbe interessante approfondire dal punto di vista storico, sociologico, psicologico il motivo per cui attraverso i secoli si è sedimentata nella gente del nostro territorio questa predisposizione alla riflessione spirituale, ma non vuole essere questa la sede per fare questa indagine. Possiamo solo accennare, che sicuramente la geografia, la morfologia dell’ambiente, la bellezza dei luoghi e il patrimonio paesaggistico ereditato, hanno contribuito a creare negli umbri questo desiderio di ricerca interiore.

La ricchezza di questo tradizione non è stata valorizzata dalle classi dirigenti che si sono succedute nella nostra regione. Questa mancanza di consapevolezza della nostra identità più profonda, ha rappresentato una grande limite culturale dei nostri politici. Il fatto che non si è saputo cogliere questa specificità e peculiarità è stato anche il motivo principale per cui Perugia ed Assisi non sono diventate capitale europee della cultura nel 2019.

Come abbiamo visto nel XIII e XIV le città della nostra regione erano i poli culturali del mondo medievale. L’Umbria era innovativa non solo nell’arte e nell’architettura, ma anche nel pensiero scientifico. Il genio francescano aveva dato un importante contributo all’evoluzione del pensiero dell’epoca: uomini come Ruggero Bacone, Giovanni Pecham, Guglielmo di Ocham, seguendo gli insegnamenti del loro maestro, avevano con le loro ricerche anticipato il pensiero scientifico moderno. Non solo loro, ma anche altri frati francescani ebbero a cuore la realizzazione di un sistema in grado di unire in un unico corpus i principi di tutte le scienze (fisiche, chimiche, matematiche). Oggi in un ideale mappa geografica del mondo globalizzato l’Umbria è poco più di un puntino dal punto di vista dell’interesse economico; il nostro territorio appare marginale e periferico, distante come è dalle aree e distretti industriali più importanti del pianeta. Possiamo tornare ad essere baricentrici come lo eravamo nel medioevo, se i valori espressi da questi nostri grandi pensatori ritornano al centro delle agende dei governi nel dibattito politico.

Il pianeta vive una crisi economica, sociale, ambientale, senza precedenti. il motivo essenziale è che a partire dalla fine degli anni 70 ha prevalso il pensiero unico neoliberista nelle politiche economiche dei governi. Questa visione ha rovesciato quello che è stata da sempre il filo d’oro di tutte le tradizioni spirituali e cioè: “Rispettare le persone, usare il denaro.” Al contrario per l’aristocrazia finanziaria che comanda nel mondo, gli esseri umani sono solo dei numeri. Questo potere sovranazionale, ha nel mercato il suo idolo e prevede il dominio della finanza sull’economia e la politica, con il conseguente ridimensionamento dell’autonomia degli stati nazionali. Vengono usati algoritmici matematici per ottenere il massimo profitto dalle transazioni finanziarie, non preoccupandosi se queste speculazioni affamano intere popolazioni nelle aree periferiche della terra. Rispetto a questa idea quantitativa di crescita, l’umanità ha bisogno di un’altra visione di progresso basato sulla coscienza, sulla centralità della persona, del primato dell’etica sull’economia. Perché si continua a ragionare solo in termini di grandezze finanziarie: pil, spread, pareggio di bilancio, quando l’unico obbiettivo che merita di essere perseguito è la qualità della vita degli esseri umani? Se ci pensiamo bene i valori universali, olistici, di pace, tipici della nostra tradizione sono gli ingredienti fondamentali che mancano al mondo contemporaneo perché si possa sviluppare il benessere per tutti. Al di là delle dichiarazioni di facciata, temi come il dialogo interreligioso, la difesa dell’ambiente, il rispetto per tutti gli esseri viventi, non sono prioritari nell’attuale assetto mondiale. Con il nostro concetto di ecologia umana, possiamo essere l’antidoto prezioso che manca per trasformare l’attuale società dell’egoismo e dell’immagine. Anche la scienza, conferma tutto ciò, recenti studi hanno affermato che valori immateriali come reciprocità, sobrietà, semplicità, oltre ad essere eticamente giusti, possono essere anche un volano per l’economia, perché creano un terreno favorevole all’empatia umana e quindi anche agli scambi commerciali. L’Umbria, su questo può dire la sua e dare un contributo qualitativo al cambiamento, riprendendosi il ruolo e il merito che storicamente gli spetta.

L’idea forte è quella di aggiornare il pensiero mistico alla luce delle più moderne scoperte scientifiche. Gli studi più recenti sui campi di energia, sui neuroni specchio, sul cervello e il dna, confermano sperimentalmente le intuizioni e l’attualità di pensiero dei nostri grandi intellettuali. La proposta è quella di creare in Umbria un laboratorio permanente nel quale gli scienziati provenienti da tutto il mondo possano approfondire la nostra matrice spirituale, cogliendone i collegamenti con le ultime scoperte scientifiche. Proporre un modo nuovo di fare ricerca che uscendo dal chiuso dei laboratori sia al servizio dell’umanità e contribuisca a cambiare il paradigma ufficiale ormai obsoleto. Creare in raccordo con le Università una scuola di alta formazione interdisciplinare che contribuisca a unificare il sapere umano, da una parte la fisica quantistica, la biologia evolutiva, le neuroscienze, la matematica frattale dall’altra parte il pensiero filosofico, mistico, etico. L’Umbria piccola regione, ma con un grande cuore, forte dei suoi valori universali si deve caricare di una grande responsabilità, essere un punto di riferimento innovativo come lo fu nel medioevo. Dal nostro territorio può partire un vero e proprio manifesto per le nuove generazioni, ma non c’è più molto tempo, dobbiamo passare rapidamente da una società egocentrica ad una civiltà eco centrica.

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Adattato da Rita Persichini