Aprile 14, 2019

Programma: Centro storico: residenti, commercio, artigianato, turismo e cultura

Centro storico: residenti, commercio, artigianato, turismo e cultura

LO SCENARIO

Secondo il Rapporto 2017 “Centri storici e futuro del Paese” – redatto congiuntamente dall’Associazione Nazionale Centri Storico-artistici e da CRESME – la fotografia del centro storico di Perugia è la seguente:

– i residenti del centro storico sono complessivamente n° 5.242, solo un centinaio in più di dieci anni fa; in aumento i giovani a fronte di un crollo della popolazione anziana diminuita di 1.098 unità;

– il 58% delle famiglie perugine (per un totale di n° 2.863) che vivono nel centro storico è costituito da un solo componente (studenti, single, anziani soli);

– il 20% delle famiglie è composto da due persone;

– la popolazione straniera è l’11% del totale;

– le persone che lavorano in centro (imprenditori, addetti presso imprese, Enti pubblici; associazioni, uffici, studi professionali, istituti bancari ecc ecc) sono 12.534, cioè 2,4 addetti per ciascun abitante (4 mila unità in più rispetto a dieci anni prima);

– il numero complessivo delle abitazioni ammonta a n° 3.650 per un totale di 374 mila metri quadrati ed un valore stimato di 674 milioni di euro; di queste solamente n° 955 risultano occupate.

Ai dati che emergono dal suddetto rapporto si aggiunga la disponibilità di tantissimi immobili commerciali attualmente chiusi ed inutilizzati di proprietà pubblica e privata situati nel centro storico della città.

Ma oltre ai cittadini residenti e agli immobili vediamo la presenze delle aziende al centro storico.

L’Ufficio Studi Confcommercio nazionale, con il contributo di Si.Camera (Agenzia delle Camere di commercio), ha, di recente, realizzato un’analisi sulla demografia d’impresa di 120 comuni italiani, tra cui Perugia. Dai risultati, comunicati il 6 marzo 2019, relativi a 13 categorie merceologiche (tra cui alimentari, rivendite tabacchi, farmacie, carburanti, computer, telefonia, libri, giocattoli, tessili, abbigliamento, ferramenta, mobili, commercio ambulante) nonché agli alberghi e alle attività di ristorazione, nel periodo 2008-2018, emerge quanto segue:

Centro storico di Perugia

– continua il trend negativo per le attività commerciali: da 420 esercizi del 2008 si è passati a n° 298 nel 2016 e n° 290 del 2018 (30% in meno in 10 anni);

– migliore lo stato di salute del settore alberghi, bar e ristoranti: n° 255 nel 2008, n° 216 nel 2016, n° 218 nel 2018.

Territorio fuori dal centro storico

– il comparto ricettività-pubblici esercizi fa registrare un significativo aumento negli ultimi 10 anni (509 imprese nel 2008, 587 nel 2018, spicca il + 77 unità di bar e ristoranti); saldo negativo invece per il commercio, ma in termini molto contenuti (n° 1221 unità nel 2008, n° 1206 nel 2018).

Confcommercio “mette in luce come le nostre città appaiono indebolite da una serie concomitante di fattori: la contrazione dei consumi reali; le proprie problematiche specifiche, pensiamo al problema accessibilità; le grandi modificazioni in atto, ad esempio e.commerce e digitalizzazione. Il 70-80% della riduzione dei negozi dei centri storici è infatti dovuto a razionalizzazione e scelte relative a scarsa redditività e competizione con e-commerce, centri commerciali, parchi e outlet”.

Le idee e le proposte per il centro storico sono le seguenti:

azioni a breve termine

  • agevolazioni fiscali (IMU, TARI, TASI) finalizzate all’insediamento residenziale nel centro storico dei cittadini e delle attività economiche: artigiani e commercianti. Al riguardo si osserva come il Comune di Perugia, ad esempio in materia di IMU, abbia effettuato la “scelta” di applicare le aliquote massime previste dalla legge istitutiva del tributo (10,60 per mille). L’aliquota base, infatti, è del 7,60 per mille con possibilità di ridurla o aumentarla del 3,00 per mille. Inoltre per gli immobili di interesse storico e artistico la base imponibile è ridotta del 50%. A questo proposito si osserva come al centro storico di Perugia vi siano moltissimi immobili con tali caratteristiche. Di talchè si propone di applicare aliquote ridotte dell’IMU in favore dei proprietari di immobili situati nel centro storico di Perugia che siano disponibili a concederli in locazione a terzi anche previa ristrutturazione dei medesimi;

  • servizi e agevolazioni ai cittadini residenti quali:

a) favorire convenzioni con grande distribuzione organizzata per effettuare ai residenti consegne della spesa a domicilio con mezzi elettrici;

b) tariffa agevolata parcheggi, e utilizzo mezzi elettrici (forfait annuale);

c) servizi “scuolabus” con mezzi elettrici per gli alunni delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado;

  • adozione di uno specifico regolamento di ornato e arredo pubblico che disciplini a titolo esemplificativo e non esaustivo: insegne di esercizio, targhe, impianti pubblicitari di servizio nonché vetrine, tende, bacheche, corpi illuminanti e de hors (vedasi al riguardo il “Regolamento per la qualificazione dello spazio urbano e del pubblico ornato” adottato dal Comune di Gubbio che entrerà in vigore il 31 dicembre 2019);

  • dotare il centro storico di una rete di servizi igienici con accesso per disabili. Tenuto conto che i servizi igienici pubblici hanno costi elevati di realizzazione, di manutenzione e di esercizio, si potrebbe pensare ad una soluzione di compromesso tra i servizi igienici pubblici e privati. L’Amministrazione Comunale paga un canone mensile agli esercizi commerciali privati (esempio Euro 50/100 ciascuno) – oppure concede sgravi su tasse locali per un importo equivalente – per tenere aperti i loro servizi igienici al pubblico. Gli esercizi commerciali aderenti, appositamente selezionati e da sottoporre a controllo periodico, esporranno sulle proprie vetrine un adesivo per far sapere al pubblico che possono usare la toilette senza fare acquisti.

progetto strategico a medio termine

  • Premessa doverosa ed essenziale per evitare qualsiasi fraintendimento: per affrontare le problematiche del centro storico esiste solo una strada: la partecipazione.

L’acropoli non vive si solo commercio e di residenti ma anche di artigianato, cultura, turismo, eventi e manifestazioni. Insomma è necessario far partecipare tutti gli attori locali per rivitalizzare il centro storico. Per fare tutto ciò, condividendo strategie e politiche attuative, immaginiamo un “Laboratorio di progettazione partecipata” organizzato e coordinato dall’Università degli Studi di Perugia (non dalla politica) quale “valore della città” e per questo casa di tutti.

Per decenni a Perugia, come altrove, è stata aspramente criticata la costruzione di grandi centri commerciali nelle zone periferiche che hanno, via via, causato una desertificazione del centro storico della città. Nello stesso periodo sono sorti in prossimità dei caselli autostradali i famigerati outlet, vere e proprie cittadelle di negozi, con tanto di strade e piazze, dove tutto è venduto in saldo tutto l’anno. Presenti in molte regioni italiane propongono non solo grandi firme dell’abbigliamento ma anche negozi di complementi di arredamento, cosmetici e tanto altre merceologie.

Siccome le maggiori società operanti sul mercato che progettano e gestiscono outlet li immaginano e li costruiscono secondo un “format” che ripropone la struttura di una piccola città, abbiamo pensato di lanciare una provocazione: piuttosto che costruire in periferia un outlet a forma di città portiamo un outlet al centro di una città già costruita: Perugia

Il progetto “outlet nel centro storico di Perugia” ha l’ambizione di rappresentare un’idea certamente innovativa e, perché no, provocatoria che prevede la progettazione, la realizzazione, l‘organizzazione e la gestione di un factory outlet “diffuso” e “permanente” completamente inserito ed integrato nel centro storico di Perugia.

Nel recente passato tutti i centri storici delle città erano il luogo del commercio di qualità e le periferie quello del commercio low cost. Con l’avvento dei centri commerciali questa logica si è ribaltata. Oggi, ad esempio, il commercio nel centro storico di Perugia è ridotto a piccoli negozi storici di abbigliamento, franchising di intimo, street food, kebab, cineserie, bar, ristoranti ecc mentre le periferie sono invase dai grandi centri commerciali. Entrambi i modelli in crisi per fattori diversi.

Allora, riscoprire il centro storico come outlet diffuso, diviene interessante perché è un modo per tornare alle origini (qualità ed assortimento dei prodotti e servizi) utilizzando un modello commerciale attuale: l’outlet.

Gli “spazi commerciali” attualmente inutilizzati nel centro storico dovrebbero rappresentare e, soprattutto, trasmettere un’esperienza, uno stile di vita ed una filosofia tutta Italiana. Sarebbe, quindi, preferibile parlare del concetto di “ritorno alla tradizione” piuttosto che utilizzare il termine inglese outlet.

I punti vendita dell’outlet dovrebbero quindi presentare – localizzati “alla rinfusa” (non circoscrivendo territorialmente le singole categorie merceologiche) – marchi della moda e del design, artigiani, prodotti alimentari della tradizione enogastronomica, oggetti d’arredamento, gallerie d’arte, artisti emergenti, ecc. Immaginiamo una città dove le esperienze italiane possano trovare la loro consacrazione diventando uno straordinario polo d’attrazione nazionale ed internazionale.

L’outlet non come fine bensì quale strumento per la rivitalizzazione del centro storico di Perugia.

Qualche riferimento ad altre esperienze per evidenziare le potenzialità numeriche di un simile progetto. In Europa vi è un solo outlet di questo genere, quello realizzato a Metzingen (www.outletcity.com), comune tedesco di 20 mila abitanti circa, situato nel land del Baden-Württemberg non certo paragonabile per storia, tradizione e cultura al cenro storico di perugia. Ogni anno 3,5 milioni di visitatori provenienti da 185 paesi si recano all’OUTLETCITY METZINGEN che – con oltre 60 negozi delle migliori marche in eleganti flagship outlet, moda internazionale e collezioni firmate – è tra quelli di maggior successo del’intero continente.

Facilmente intuibili i vantaggi che potrebbero derivare:

a) riqualificazione socio-urbanistica e commerciale di un centro storico tra i più belli d’Italia attraverso l’utilizzo dei tanti immobili commerciali liberi di proprietà pubblica e privata ;

b) valorizzazione delle risorse storiche, culturali, architettoniche, turistiche ed enogastronomiche della città e dell’intera regione;

c) rivitalizzazione e riqualificazione del tessuto economico e sociale del centro storico;

d) incremento dell’utilizzo delle infrastrutture esistenti (parcheggi, Minimetrò) con evidenti utilità per le società di gestione e per il Comune;

e) aumento delle presenze turistiche e, conseguentemente, dell’incoming e delle attività degli operatori del settore (hotels, ristoranti, pizzerie, bar ecc );

f) incremento dell’occupazione soprattutto giovanile;

g) polo di attrazione turistica ogni giorno dell’anno;

h) esempio virtuoso di buon governo e di sviluppo del territorio.

Appare evidente dalla premessa dedicata alla necessaria “partecipazione” che la gestione dell’intero progetto di sviluppo dovrà necessariamente coinvolgere un Consorzio degli operatori commerciali del centro storico che dovranno assumere la veste di attori protagonisti della rivitalizzazione di Perugia come “luogo di ideazione ed attrazione del futuro”.

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Adattato da Rita Persichini